Qualunquemente – la Recensione

Scena del Film Qualunquemente

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) torna in Italia dopo una assenza di quattro anni trascorsi all’estero. Ad accompagnarlo nel suo ritorno sono una bella ragazza di colore ed una bambina, di cui Cetto non riesce a rammentare il nome. In Italia a questa sua nuova famiglia torna ad aggiungersi la ‘vecchia’ famiglia, cioè la moglie di Cetto, Carmen, e il figlio Melo, oltre al fidato braccio destro dell’uomo, Pino. Proprio quest’ultimo lo informa della dilagante nuova ondata di legalità che sta colpendo la città, e che rischia di minare i loschi affari di Cetto, come per esempio il villaggio vacanze che l’uomo sta facendo costruire su uno scavo etrusco. Se alle imminenti elezioni salisse in carica l’acerrimo rivale di Cetto, De Santis, un uomo pericoloso per il proprio senso di giustizia e della legalità, sarebbero problemi per Cetto, che decide così di darsi alla politica candidandosi per mettere i bastoni tra le ruote al rivale e riprendersi la ‘propria’ città…


Il fatto che Qualunquemente, appena uscito al cinema in altadefinizione, abbia superato gli incassi di ‘Che bella giornata’ di Checco Zalone, che a sua volta ammetteva poco tempo fa di doversi ‘scusare’ con Benigni per avergli soffiato il primato di incassi che Robertino aveva raggiunto con ‘La vita è bella’, la dice lunga sui gusti comici degli italiani. Certo, altri tempi e un altro tipo di comicità, se vogliamo più sboccata e sguaiata, me nello stesso tempo carica della passione che questi comici sanno mettere nei loro film, con semplicità e facendo una caricatura di quel che avviene talvolta per davvero. Per quanto riguarda Qualunquemente, la realtà presa di mira è quella della politica corrotta e menefreghista italiana, impersonata da Cetto La Qualunque, un uomo di cui non si può proprio dire che abbia alti valori morali. Quel che importa al politico interpretato da Albanese non è migliorare il sociale, o prendersi cura dei poveri e dei bisognosi, ma solo il suo tornaconto personale, alla faccia di ogni giustizia ed ordine morale. Nonostante la comicità insita nella grottesca caricatura, esasperata ai massimi livelli, si scherza su tematiche fastidiosamente reali, specialmente nel meridione del nostro paese: la prepotenza dell’illegalità, l’impotenza dei pochi giusti e il distacco da ogni legalità che viene vista come debolezza, col risultato per esempio che Cetto impone al proprio figliolo di non mettere il casco per non sembrare timido e non sfigurare.

Al ritornello di ‘Più pilu per tutti’, il motore del film sono sicuramente i discorsi elettorali carichi di clamorosamente false promesse e vacue minacce del protagonista, direttamente estrapolati dagli spettacoli teatrali del comico. E proprio per questo sembra non riuscire del tutto il film, che perde un po’ di consistenza dando l’impressione di essere solo un adattamento cinematografico di una esibizione da palco di Mai dire Gol o di Zelig, condita per allungare il brodo. Il film inoltre non si cura di andare oltre alla sguaiata satira fatta tramite il riprovevole candidato sindaco, non c’è una ricerca di una morale che possa lasciare alla fine nello spettatore un insegnamento un po’ più profondo, o una rivincita del giusto sullo sbagliato, ma anzi la celebrazione dell’antieroe è totale e senza una plausibile legge del contrappasso. Nonostante tutto, il film riesce ‘comunquemente’ nel suo intento di intrattenere e strappare più di una risata, risultando sopra la media dei film comici italiani, ma leggermente sotto alla media dei precedenti film di Albanese.


La frase migliore:
“De Santis, io non ti sputo che ti profumo, non ti piscio che ti lavo e non ti cago che ti inciprio”.

Vedi la scheda su Wikipedia o iMDB

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