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L’amore che resta – Recensione Film

L’amore che resta, titolo originale Restless, è un film prodotto e rilasciato nel lontano 2011, ma rimasto attuale al giorno d’oggi. E’ uno di quei film che ti cattura fin dal primo istante, visto che nasconde dietro una trama originale molto diversa da tutti i film che rientrano nella stessa categoria oppure nello stesso genere di cineblog01. L’originalità sì sa, ripaga sempre. Anche in questo caso, l’Amore che Resta racconta appunto dell’Amore visto da occhi differenti ed il dolore che esso può provocare sia negli uomini che nelle donne. Purtroppo tutti siamo affetti da questa emozione e prima o poi dobbiamo pagarne le conseguenze… Il film si vede su filmsenzalimiti, ma ora vediamo la trama!

Copertina del film

Il protagonista del film l’amore che resta è un giovane ragazzo conosciuto come Enoch. Ha vissuto da poco una bruttissima esperienza, perdendo entrambi i suoi genitori in un incidente d’auto. Da quel momento non è riuscito a condurre una vita normale come altri ragazzi della sua età. I giorni passano ed Enoch rimane depresso, iniziando a vedere anche un fantasma di un combattente giapponese morto molti anni prima. Per cercare di tornare alla vita di sempre, Enoch partecipa spesso a funerali di gente che non conosce, sperando di poter superare il grande dolore che lo affligge.

Un giorno le cose cambiano, visto che proprio durante uno di questi tristi eventi, Enoch conosce la sua futura fidanzata: Annabel. Questa ragazza è bellissima e fin da subito si lega al ragazzo, ma nasconde anche un brutto segreto: sta per passare a miglior vita. La donna infatti è una malata terminale e ciò che gli rimane da vivere si può riassumere in poche settimane. Forse è proprio questo il motivo per cui Enoch si innamora così follemente della donna, fregandosene del futuro e di ciò che accadrà dopo i tre mesi di vita stabiliti dai medici di Annabel. Nel film vedrete come i due con grande felicità vivranno questi ultimi giorni, cercando di sfruttare al massimo l’amore che a loro resta

Qualunquemente – la Recensione

Scena del Film Qualunquemente

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) torna in Italia dopo una assenza di quattro anni trascorsi all’estero. Ad accompagnarlo nel suo ritorno sono una bella ragazza di colore ed una bambina, di cui Cetto non riesce a rammentare il nome. In Italia a questa sua nuova famiglia torna ad aggiungersi la ‘vecchia’ famiglia, cioè la moglie di Cetto, Carmen, e il figlio Melo, oltre al fidato braccio destro dell’uomo, Pino. Proprio quest’ultimo lo informa della dilagante nuova ondata di legalità che sta colpendo la città, e che rischia di minare i loschi affari di Cetto, come per esempio il villaggio vacanze che l’uomo sta facendo costruire su uno scavo etrusco. Se alle imminenti elezioni salisse in carica l’acerrimo rivale di Cetto, De Santis, un uomo pericoloso per il proprio senso di giustizia e della legalità, sarebbero problemi per Cetto, che decide così di darsi alla politica candidandosi per mettere i bastoni tra le ruote al rivale e riprendersi la ‘propria’ città…


Il fatto che Qualunquemente, appena uscito al cinema in altadefinizione, abbia superato gli incassi di ‘Che bella giornata’ di Checco Zalone, che a sua volta ammetteva poco tempo fa di doversi ‘scusare’ con Benigni per avergli soffiato il primato di incassi che Robertino aveva raggiunto con ‘La vita è bella’, la dice lunga sui gusti comici degli italiani. Certo, altri tempi e un altro tipo di comicità, se vogliamo più sboccata e sguaiata, me nello stesso tempo carica della passione che questi comici sanno mettere nei loro film, con semplicità e facendo una caricatura di quel che avviene talvolta per davvero. Per quanto riguarda Qualunquemente, la realtà presa di mira è quella della politica corrotta e menefreghista italiana, impersonata da Cetto La Qualunque, un uomo di cui non si può proprio dire che abbia alti valori morali. Quel che importa al politico interpretato da Albanese non è migliorare il sociale, o prendersi cura dei poveri e dei bisognosi, ma solo il suo tornaconto personale, alla faccia di ogni giustizia ed ordine morale. Nonostante la comicità insita nella grottesca caricatura, esasperata ai massimi livelli, si scherza su tematiche fastidiosamente reali, specialmente nel meridione del nostro paese: la prepotenza dell’illegalità, l’impotenza dei pochi giusti e il distacco da ogni legalità che viene vista come debolezza, col risultato per esempio che Cetto impone al proprio figliolo di non mettere il casco per non sembrare timido e non sfigurare.

Al ritornello di ‘Più pilu per tutti’, il motore del film sono sicuramente i discorsi elettorali carichi di clamorosamente false promesse e vacue minacce del protagonista, direttamente estrapolati dagli spettacoli teatrali del comico. E proprio per questo sembra non riuscire del tutto il film, che perde un po’ di consistenza dando l’impressione di essere solo un adattamento cinematografico di una esibizione da palco di Mai dire Gol o di Zelig, condita per allungare il brodo. Il film inoltre non si cura di andare oltre alla sguaiata satira fatta tramite il riprovevole candidato sindaco, non c’è una ricerca di una morale che possa lasciare alla fine nello spettatore un insegnamento un po’ più profondo, o una rivincita del giusto sullo sbagliato, ma anzi la celebrazione dell’antieroe è totale e senza una plausibile legge del contrappasso. Nonostante tutto, il film riesce ‘comunquemente’ nel suo intento di intrattenere e strappare più di una risata, risultando sopra la media dei film comici italiani, ma leggermente sotto alla media dei precedenti film di Albanese.


La frase migliore:
“De Santis, io non ti sputo che ti profumo, non ti piscio che ti lavo e non ti cago che ti inciprio”.

Vedi la scheda su Wikipedia o iMDB

La Matassa – Recensione

Tornano sul grande schermo i due comici Ficarra e Picone, questa volta alle prese con liti di famiglia, tanto vecchie che non se ne ricordano bene nemmeno le motivazioni. Due cugini, Paolo e Gaetano (rispettivamente Ficarra e Picone) si sono allontanati da bambini per una lite tra i rispettivi genitori, comproprietari di un albergo. Alla morte del padre di Paolo, l’hotel rimane al figlio. Durante il funerale, per motivi del tutto fortuiti, torna a ripresentarsi nella sua vita il cugino Gaetano, che segue una piccola agenzia matrimoniale per donne extracomunitarie dove queste vengono fatte sposare con anziani, per avere la residenza italiana. I due cugini si troveranno uniti nella cattiva sorte dalla mafia, che chiede il pizzo a Paolo, e dai russi che pressano Gaetano per un matrimonio saltato.


Il film si snoda in un panorama pregno di ricordi familiari, fatti di liti ma anche di atti di vera amicizia e affetto, una vera matassa di famiglia che più si cerca di sbrogliare e più si finisce per aggrovigliare. Nel film sono presenti altri temi attuali, come quello dei mafiosi che chiedono il pizzo, e degli extracomunitari che cercano di ottenere la residenza con tutti i mezzi. Ficarra e Picone interpretano i soliti ruoli, il primo loquace e furbo, che cerca in tutti i modi di tirare a campare anche con la truffa, ma che in fondo è di buon cuore; e il secondo, ipocondriaco, flemmatico e passivamente ingenuo. La trama, seppur dotata di una sua coerenza, è destinata a fare da filo conduttore alle scenette comiche dei due protagonisti, e oltre ai classici scambi di freddure tra i due, come ci hanno abituati dai tempi della panchina di Zelig, vi sono anche alcune trovate molto divertenti, come la scena dello scambio dei pizzini dei mafiosi, oppure il ghigno beffardo del tirapiedi del boss.


Oltre a questo, troviamo anche scene più movimentate, con qualche inseguimento, e momenti per riflettere sulle cose a noi più care e sulla possibilità, per chiunque di noi, di mettere con un po’ di buona volontà un taglio per risolvere eventuali ‘matasse’ o litigi. Per il resto, va dato merito al fatto che il film riesce a divertire senza essere mai volgare, nella sua semplicità.

Funny People – il Film per i Cabarettisti

George Simmons (Adam Sandler), comico di successo, scopre di avere una malattia del sangue che potrebbe portarlo alla morte, nel caso molto probabile in cui la cura non facesse effetto. Conosce in questo periodo Ira Wright (Seth Rogen), comico agli inizi della carriera, e George lo prenderà a lavorare con sè per farsi scrivere le battute che, in un periodo malinconico, non gli riescono più spontanee. George, uomo molto solo nonostante la notorietà, per via del suo egoismo, scoprirà in Ira un vero amico fidato.
Funny People volge lo sguardo al mondo dello spettacolo, dal punto di vista, sofferente, di chi ha fatto ridere, forse in modo spregiudicato, per una vita, senza però guardare al lato umano della sua stessa esistenza.

Il regista Apatow, amico di Sandler e introdotto nell’ambiente dello spettacolo americano, propone quindi una riflessione sulle cose importanti della vita e su ciò che può esserci dietro allo comicità da cabaret: una sofferenza nascosta, di chi senza amici è costretto ad assumerne uno, per farsi tenere compagnia prima di addormentarsi, per riguardare con lui vecchie registrazioni dei suoi successi cinematografici, non poi così esaltanti; di funny (letteralmente ‘divertente’) quindi non troviamo granchè, visto che la comicità, un po’ rozza se vogliamo, che contraddistingue i film di Sandler e Rogen lascia il posto alla malinconia e alla riflessione. Non che questo sia un male, anzi potrebbe elevare inaspettatamente la soglia di gradimento del film per un pubblico che cerca qualcosa di più profondo. Purtroppo però il contrasto comico-melodrammatico viene guastato da una sequela di battute volgari e a sfondo sessuale, che finiscono per diventare abbastanza irritanti.

Il mondo dello spettacolo è comunque celebrato nei suoi chiari e scuri, utilizzando anche volti noti, che impersonano sè stessi (per esempio il cameo di Eminem), oltre ad alcune celebrazioni molto personali degli attori stessi (il video con Sandler giovane, che egli stesso riguarda davanti alla tv) o del regista in persona (le due figlie di George, nel film, sono le due figlie nella realtà del regista).
Insomma, la facile morale non è trattata in modo banale o scontato, ma in modo poco divertente e a tratti irritante, e questo viene aggravato dalla lunghezza inutile della pellicola (due ore e mezzo) che finisce con risultare in alcuni punti stancante. La celebrazione dello spettacolo e la buona idea della riflessione malinconica di chi, dentro questo mondo, si trova in piena ‘crisi di mezza età’ viene leggermente guastata da un copione che poteva essere più accattivante e meno inutilmente volgare.

Io e Marley – la Recensione

John e Jenny Grogan (Owen Wilson e Jennifer Aniston), neosposi, si trasferiscono in Florida, dove iniziano a lavorare come giornalisti. Il naturale corso della vita familiare vedrebbe John diventare padre, ma lui ha paura di questo, e per rimandare il momento temuto e desiderato nello stesso tempo decide, su consiglio di un collega, di regalare alla moglie un cucciolo. La scelta cade su un vivacissimo labrador, Marley, che combinerà ogni genere di pasticcio, movimentando la vita della coppia e, in seguito, della loro famiglia.


Io e Marley, per fortuna, è ben lontano dal modello a cui si potrebbe pensare per un film con al centro un cane che combina disastri (per citarne di famosi, la serie Beethoven). Infatti, anche se questo avviene, con gli incredibili pasticci che il cane combina riducendo a brandelli la casa dei Grogan, e la comicità non manca, il film è qualcosa di più. E’ uno spaccato della vita di una coppia, non fatto di sole gioie, ma anche di difficoltà, di dispiaceri, di rabbia alternati a momenti di ilarità e di affetto. Quasi un diario di famiglia, con i momenti belli e quelli brutti, ma che di fatto costituiscono la nostra vita, e che John sintetizza nel trafiletto che lui scrive quotidianamente sul suo giornale: un breve riassunto di quotidianità, fatta di gioie e di dolori, di successi e di dispiaceri, per piccoli o grandi che siano. E Marley è presente in tutto ciò, diventando parte di tutto questo, uno di famiglia. Il film non vuole solo divertire, ma anche far riflettere, e non mancherà di commuovere profondamente specialmente chi ha avuto un cucciolo, cane o gatto che sia, e può ben capire l’amore che si prova per questi compagni di vita, fedeli amici che, come dice lo stesso protagonista, non si curano se siamo ricchi, belli o brutti, intelligenti o stupidi: basta volere loro bene con sincerità, e saranno capaci di donarci incondizionatamente il loro cuore.